Dal documento finale della terza assemblea sinodale delle Chiese in Italia, al punto 24

Da ormai quasi quattro anni, come Decanato di Appiano Gentile, abbiamo la fortuna di partecipare attivamente alla riqualificazione di un importante bene confiscato alla 'ndrangheta comasca sito nel nostro territorio.

Si tratta di Cascina Tavorella, un ex-maneggio che ad oggi, grazie alla collaborazione tra Don Giusto della Valle della Parrocchia di Rebbio, al Decanato di Appiano Gentile e all'aiuto dei tanti volontari che quotidianamente si impegnano dedicando tempo ed energie a questo sogno, sta rinascendo a nuova vita.

Luogo dal passato "oscuro", grazie alle tante iniziative portate avanti in questi anni dal gruppo di volontari sta ora diventando luogo di aggregazione, di incontro di culture e di scambio tra generazioni, di creazione artistica, di accoglienza e di educazione alla legalità.

In questo tempo sono state organizzate più di 100 giornate di lavoro e formazione con l'obiettivo di restituire il bene alla cittadinanza perché possa essere utilizzato per scopi sociali e sensibilizzare la cittadinanza su temi legati alla legalità e alla lotta contro le mafie.

Almeno ogni mese è organizzata una giornata di attività aperta a tutti, in genere una domenica. La nostra giornata tipo è fatta di tre momenti. Dopo l’accoglienza dei partecipanti, una mattinata di lavori manuali, molto diversificati a seconda delle necessità; si va dal taglio e manutenzione del bosco e dei prati, dalla pulizia dei locali e del portico, dal taglio e sistemazione della legna, alla sgranatura del grano, al riordino dell’officina…il tutto senza fretta e con uno stile collaborativo. Esprime il senso del “mettersi in gioco concretamente”, del “dare una mano”, dell’essere attori. Segue poi il momento del pranzo condiviso. Una pasta asciutta in comune c’è sempre e poi, appunto, la condivisione di quanto ciascuno ha portato, torte salate, dolci, frutta...

Un momento decisivo per conoscersi meglio, per costruire relazioni, per coltivare insieme il senso dell’essere lì. E infine nel pomeriggio l’ascolto e il confronto con dei testimoni per meglio capire il fenomeno mafioso ieri e oggi, le sue trasformazioni, per conoscere strumenti, esperienze e persone che si battono per la legalità, nonché esperienze di solidarietà significative del nostro territorio.

In queste attività sono stati coinvolti diversi gruppi scout, centri estivi, scuole, oratori, gruppi missionari, associazioni, cooperative sociali, servizi del territorio, università...e persino una squadra di basket.

Centrale è stata soprattutto l’educazione alla legalità, promossa anche con il supporto di “Libera” e di alcuni testimoni che sono venuti a prestare la loro voce alla causa: il giornalista Paolo Moretti, il carrozziere Vincenzo Francomano, Simona Falcone, il Circolo Ambientale Ilaria Alpi, la Cooperativa L'urlo della Terra, l'associazione culturale ArtBreak, ecc.

Dall'inizio del 2026  presso Cascina Tavorella sono state organizzate 7 giornate di apertura: 5 di queste hanno visto la partecipazione attiva di diversi gruppi scout provenienti dalle zone di Como e di Milano, una è stata dedicata alla progettazione delle attività e ai festeggiamenti per il compleanno del nostro volontario più anziano (Graziano, 90 anni!) e l'ultima ha visto il coinvolgimento dei ragazzi della 4B dell'ISISS Don Milani di Tradate (geometri ad indirizzo ecosostenibile) con un focus sulla storia urbanistica del bene. I ragazzi infatti parteciperanno, con un progetto di rigenerazione della Cascina Tavorella, ad un concorso nazionale indetto in occasione delle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di San Francesco d'Assisi, ricordando e valorizzando il legame con gli animali e la natura la loro funzione sociale.


La partecipazione di tutti questi giovani in particolare (ne abbiamo raggiunti in questi anni più di 2500, di cui solo in questi primi due mesi del 2026 circa 100) è stata per noi motivo di orgoglio, di confronto, di contaminazione reciproca e di crescita umana.


LE PAROLE DEI RAGAZZI 

I ragazzi della classe 5° dell'Istituto Sant'Elia di Cantù a seguito della giornata presso Cascina Tavorella, ci hanno scritto queste parole:

Venerdì 11 ottobre abbiamo visitato un ranch confiscato alla mafia.
Prima però, in classe, ci siamo documentati sui fatti che sono avvenuti in Lombardia e nella provincia di Como. Abbiamo scoperto che la ‘Ndrangheta è presente in molti paesi vicini a noi, come Erba, Canzo, Asso, Cantù, Mariano.
Ci siamo confrontati tra noi su quello che sapevamo e ci siamo messi nei panni di chi subiva il pizzo o pressioni per chiudere e poi purtroppo ha chiuso, per poi vendere il locale a prezzi stracciati alle famiglie mafiose.
Ci sono rimasti tanti dubbi e allora, visto che nel corso della visita al maneggio sarebbe venuto un famoso giornalista esperto di mafia nella nostra zona, abbiamo preparato diverse domande da fargli.
L’autobus ci ha lasciati davanti al cimitero, dove è arrivato un signore che ci ha scortato fino al maneggio. Il tragitto era splendido, pieno di verde e con un odore di natura buonissimo. Appena arrivati siamo stati accolti in maniera gentilissima, in un posto incantato che era così bello grazie al lavoro dei volontari che hanno pulito tutto. Marco ci ha fatto fare una visita del ranch, dove un tempo venivano allevati cavalli di razza destinati a gareggiare nel barrell racing e depositate slot machine piazzare nei locali della zona; qui, inoltre, si riuniva la cosca a pianificare azioni criminose.
Ci hanno spiegato che, una volta arrestato Iaconis a seguito di un omicidio, la cascina è stata sequestrata e grazie a molte intercettazioni la Digos ha scoperto la presenza di soldi nascosti, così ha cominciato a spaccare dappertutto fino a trovare 55.000 euro nel locale caldaia.
Poi il complesso è stato confiscato dallo Stato e dato in gestione al Comune di Oltrona e alla parrocchia, che hanno deciso che in futuro avrebbe svolto una funzione sociale e di educazione alla legalità.
Dopo la visita i volontari ci hanno divisi in gruppi e li abbiamo aiutati a raccogliere pannocchie, sistemare la legna e preparare il pranzo, due vassoi belli grossi di pasta al ragù, tra l’altro veramente buona.
Finito di mangiare abbiamo fatto un altro giro del maneggio in autonomia e abbiamo guardato meglio dove si allenavano i cavalli per le gare e dove si nascondevano i soldi.
Poi è arrivato il giornalista, Paolo Moretti, che ci ha interessati molto perché ha risposto alle nostre domande. Ha spiegato che la situazione attuale è molto diversa da quella di un tempo, quando la mafia chiedeva il pizzo per controllare la zona che le interessava: ora i mafiosi cercano di creare problemi ai proprietari dei locali per appropriarsene. Abbiamo trovato questa spiegazione molto utile perché non ci era ancora ben chiara la situazione. Infatti, come dice lui, i media provano a dare risalto a queste notizie, ma non riescono a raggiungere tutti.
Abbiamo potuto apprendere che il nostro territorio ha un’alta concentrazione di famiglie legate alla criminalità e che la maggior parte delle persone offese non trova quasi mai il coraggio di denunciare alle autorità competenti.
Moretti ci ha detto che se i mafiosi entrano in contatto con te, se non ti rivolgi a qualcuno non fai altro che aiutare loro.
Insieme a lui c’era il sig. Vincenzo, che ha vissuto una brutta esperienza sulla sua pelle. Sentendo la sua testimonianza abbiamo sentito quanto può essere stressante ed estenuante avere a che fare con persone del genere.
La sua storia ci ha colpito molto poiché, nonostante la grossa fatica ad uscirne, ce l’ha fatta. Ci ha insegnato che nelle difficoltà non bisogna abbattersi, ma tenere la testa alta e affrontare il pericolo.
Chi subisce soprusi del genere dovrebbe essere come Vincenzo, uomo coraggioso che ha sfidato la ‘Ndrangheta e ha vinto.
Ci ha affascinati e spaventati allo stesso tempo il suo racconto: affascinati perché é riuscito a sconfiggere la mafia, ma anche spaventati perché abbiamo pensato che magari tanti posti sono governati dalla mafia ma noi non riusciamo a vederla e a noi l'ingiustizia non va giù e ci piacerebbe che tutti fossimo più forti per sconfiggerla, perché se si è pochi è difficile; invece, se tutti fossimo giusti si riuscirebbe.
Ci ha trasmesso il messaggio che l’indifferenza e il silenzio aiutano a far prosperare l’ingiustizia.
La frase di Falcone posta su un muro della struttura fa riflettere molto: la maggior parte delle volte che una persona si trova in una situazione come quella del sig. Vincenzo, non la affronta, ma decide di rimanerci.
Ci ha fatto pensare che stando zitti limitiamo la nostra libertà, è quindi meglio rimboccarsi le maniche e cominciare a cambiare le cose, non pensando al prezzo da pagare, ma a quello che è giusto.
Falcone ci invita a riflettere sul nostro ruolo nel migliorare la società: possiamo scegliere di rimanere passivi e lamentarci delle circostanze, oppure prendere in mano la situazione
Il coraggio dei cittadini e dei giornalisti che hanno combattuto la mafia anche a costo della vita, dimostra che è possibile opporsi a questo sistema di violenza e oppressione.
Dovremmo avere chiaro che la mafia non è un fenomeno invincibile, ma un nemico che può essere sconfitto attraverso l’unione, la determinazione e la partecipazione attiva di tutta la società.

A noi che non eravamo molto informati sul tema della mafia, questo incontro ha fatto capire quanto sia importante ascoltare, approfondire e discutere, non solo per conoscere il passato, ma anche per comprendere come certe vicende possano continuare ad influenzare il nostro presente.
Questa uscita è stata molto formativa; consiglieremmo a tutti di farla anche perché abbiamo avuto testimonianze molto forti su come opera la mafia e su come la si può vincere.
È stata molto utile per conoscere un mondo poco noto nelle nostre zone, come la realtà dei locali che frequentiamo abitualmente, a cui magari non sappiamo cosa sta dietro: conoscendolo, si possono trovare dei modi per allontanarlo. È bello, da parte degli adulti, raccontare a giovani come noi questo lato del nostro Paese, per insegnarci come comportarci in certe situazioni.
Siamo tornati a casa più consapevoli di cosa significhi avere a che fare con la mafia, che sembra un affare, ma finisce per rovinare la vita di chi entra a farne parte.
È stato un piacere partecipare a questo progetto, dare una mano alla ristrutturazione del ranch, passare una giornata tutti insieme e cooperare per un unico obbiettivo.


Se queste parole vi hanno incuriositi e vi hanno fatto venire voglia di dedicare un po’ del vostro tempo a questo progetto ricordate che i volontari del maneggio vi aspettano, una domenica al mese, per trascorrere una giornata in compagnia con l'obiettivo di dare nuovo valore a questa cascina un tempo abitata dalla criminalità e farla diventare luogo di incontro ed educazione alla legalità.


Per qualunque informazione potete rivolgervi ai nostri volontari:

  • Alice  346. 3216958
  • Luca 340. 0945532
  • Sandro  335.7122933

Galleria Fotografica